La citta' della pioggia

La città della pioggia - di Enzo Caiazzo

Mediometraggio. Durata 45 minuti.

 

vincitore del premio Cineclub Fiori di fuoco, festival del cinema indipendente, Lecce 2010.

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 Andrea e Domenico sono nati lo stesso giorno, in un posto chiamato “la città del sole”. Per il loro diciottesimo anno di amicizia si regalano un paio di occhiali da sole, senza sapere, che avrebbe piovuto per tre settimane consecutive. Fuorilegge, clandestini nella loro stessa città, la strada diventa la loro casa, una base di spaccio il loro posto di lavoro, la scuola un posto immaginario, la famiglia un ricordo. Andrea e Domenico sono nati lo stesso giorno, credendo di vivere nel vecchio west.

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 Questo progetto nasce dall’idea di realizzare un film che fosse frutto dell’esperienza e della passione di un gruppo di persone, tecnici del cinema, sceneggiatori, autori, orologi militari uomo o anche semplici curiosi della professione, che hanno messo a disposizione il loro tempo e la loro professionalità. Le riprese hanno avuto una durata di circa tre anni, a tempi alterni, e comprendono immagini realizzate con una produzione low-budget, una troupe ridotta, che arrivava ad un massimo di dieci componenti per le riprese un po’ più complesse, e un gruppo di giovani attori. La durata delle riprese è stata sicuramente condizionata soprattutto dalle condizioni ambientali, dal fatto che la maggior parte delle scene necessitasse di un’atmosfera piovosa, difficilmente riproducibile con mezzi artificiali. Le immagini realizzate sono interamente di fiction e le registrazioni musicali sono interamente originali. Al film hanno partecipato importanti artisti napoletani, qui chiamati “tammorrai”, tra cui Marcello Colasurdo, componente dei Zezi, e Gennaro Ciotola, componente delle storiche “Nacchere Rosse”. La colonna sonora è composta principalmente dalle canzoni e i pezzi musicali scritti e composti dalle Nacchere Rosse, nella loro quarantennale carriera. Parte del film comprende spezzoni realizzati anche durante eventi pubblici come la “Giornata del rifiuto” a piazza Dante a cui prese parte anche Beppe Grillo. L’idea di fondo ne “La città della pioggia” è quella di miscelare le tinte forti di un realismo cittadino e metropolitano, e quindi sfruttando  scenari esistenti ed immodificabili, con una narrazione semplice e distaccata, che si proponesse l’obiettivo di raccontare una delle tante storie di quartiere. Il racconto funge da catalizzatore per lo spettatore, con lo scopo di focalizzare l’attenzione sugli aspetti umani e le condizioni reali della realtà in cui viviamo, cercando di non attraversare troppo il dramma ma destinando il giudizio e la moralità a chi più si sente di dover giudicare.
I due protagonisti percorrono un cammino, come tutti, che alla fine si rivelerà ciclico, irrimediabilmente.